BREZNICA – Tipologie di personaggi
TIPOLOGIE DI PERSONAGGI PRESENTI A “BREZNICA”
BALIVO
Amministrava giustizia, era esattore fiscale e capo della forza pubblica al di sopra degli scabini. Rappresentava il re, il vescovo, l’abate o il signore locale e aveva poteri estesi di tipo tributario, di polizia e amministrativo). Non era mai eletto, ma veniva nominato dall’alto dal signore o dal vescovo o era di questi ultimi il diretto delegato (come nel caso specifico di Breznica, l’attuale Balivo è Mikhail Pereneji, attualmente sotto le macerie dell’Abbazia a tempo indeterminato assieme al Priore Basil. Spesso temuto, ma anche necessario, il Balivo era una figura centrale nell’amministrazione cittadina e nessun borgo poteva esimersi dall’averne uno.
CAVALIERE DI COMPAGNIA
Spesso il secondogenito di una famiglia nobiliare nella quale al primogenito era stato garantito il controllo delle terre e al terzogenito l’invio in un monastero a intraprendere vita monastica, il Cavaliere delle compagnie di ventura aveva soldi a sufficienza per potersi permettere un’armatura, una spada, un cavallo e un pugno di uomini ai quali somministrare ordini in misura proporzionale allo stipendio. La differenza tra una banda di predoni armati e una compagnia di ventura dipendeva dal datore di lavoro e dalla pressante necessità di non morire di fame. In questo senso, era più sicuro, per un Cavaliere, aggregarsi ad un’armata costituita da altre Compagnie mosse dai medesimi valori e committenti (tra le quali, figura adesso la compagnia di Ser Vladistav Mestan il Credente, attualmente in rotta e accampata nei pressi di Breznica).
CONTADINI
Vivono in condizioni dure e semplici lavorando dall’alba al tramonto, e devono inoltre impratichirsi nell’artigianato, nella tessitura, nella raccolta e conservazione della legna e nella riparazione dei propri utensili. Poichè il raccolto per loro è tutto, dove la pioggia e la religione non arrivano, possono arrivare i riti pagani, gli amuleti e le antiche credenze negli spiriti dei boschi. Ogni cosa, pur di ottenere il raccolto e le provviste per l’inverno. I contadini gestivano la famiglia in modo patriarcale, sebbene le mogli non lavorassero di meno nella gestione della casa, dell’orto e del pollaio.
CONTADINE
Come sopra, lavoravano duramente, erano soggette a matrimoni combinati e non potevano parlare pubblicamente in assemblee o tribunali a meno che non fossero vedove con diritti specifici o testimoni in casi particolari.
FANTE
Sempre appiedato e armato con quello che era riuscito a rimediare da casa sua prima di essere reclutato, il fante delle compagnie di ventura abbandonava (più o meno permanentemente) il suo faticoso ruolo di contadino per intraprendere quello non meno faticoso, ma più sanguinario, del soldato. L’unica differenza tra i due diversi modi di crepare era che sotto una Compagnia di armati il vitto era garantito e la paga abbastanza buona (non essendoci fisicamente occasioni di sperperarla, era più facile risparmiare soldi). Al suo ritorno, il fante poteva occuparsi nuovamente del campo come anche partire poco dopo avere consegnato i soldi alla famiglia, o averli spesi nella locanda.
NOBILI
La classe privilegiata locale, possedeva le sue terre e vi amministrava la sua giustizia in modo assoluto e autoritario, erano autorizzati a portare armi ed esentati da ogni lavoro manuale. Leggevano poco, ma sapevano gestire la guerra, l’amministrazione e la giustizia locali.
Di questo periodo, difendevano le loro terre dai Turchi Ottomani (prime avvisaglie) e dagli eretici Hussiti, almeno in teoria, ma nella pratica molti di loro avevano già aderito al cristianesimo hussita perché in questo modo non dovevano garantire offerte alla chiesa di Roma, ma al proprio vicariato locale, con il quale potevano avere un dialogo faccia a faccia e accordarsi.
Tra i nobili c’erano spesso anche gli Scabini, ovvero i giudici locale di una commissione che poteva andare dai 3 ai 5 elementi, nominati (si fa per dire) direttamente dalla gente del paese per dirimere le questioni locali da rappresentare al Balivo e aiutarlo nella risoluzione delle diatribe. Non prendevano soldi per il loro servizio, ma è plausibile che ne ricevessero sottobanco (se erano corrotti) quando i giudizi da sciogliere erano di particolare rilevanza.
NOBILDONNE
Non soffrivano di certo la fame e avevano una educazione di base (religione, letteratura latina) ma non avevano voce politica, sebbene potessero influenzare le decisioni dei mariti. Vivevano sotto stretto controllo e il loro comportamento in pubblico era rigidamente codificato (nel “Codice della Donna Virtuosa”), che possiamo riassumere in questi passaggi specifici:
– obbedienza e sottomissione, prima al padre e poi al marito;
– parla solo se interpellata, mai interrompere un uomo di rango superiore;
– non prendere iniziative senza il permesso del marito;
– gestisci la casa e i servi;
– vestiti decorosamente e coi capelli velati;
– non mostrare mai emozioni e abbi sempre autocontrollo (non ridere, non alzare la voce, non attirare attenzioni maschili, non provare rabbia, gelosia o desiderio);
– sii sempre devota e religiosa, partecipa alle messe e fai beneficienza a chiese e monasteri;
– non uscire da sola e non parlare con uomini che non siano tuoi parenti, in assenza di testimoni.
VEDOVA
L’unica donna con una certa libertà di amministrare beni, testimoniare, e in rari casi, essere il riferimento familiare. Spesso invitata a risposarsi, alle volte sceglieva la vita religiosa quando non era più in grado di sostentarsi, per vocazione oppure… per paura.
Difatti, le vedove che sceglievano di vivere autonomamente e per troppo tempo, se non avevano molto credito, se erano senza figli o parenti prossimi o se vivevano isolate dal resto del paese, prima o poi diventavano “Bàbe” (streghe), con tutto quello che ne conseguiva.
BABA
L’isolamento sociale e l’indipendenza comportamentale delle vedove, unitamente al fatto che esse ereditavano i beni del marito, suscitavano invidie e gelosie per il fatto che diventavano automaticamente “ricche”. Questo ed altro le rendeva sempre più simili a Bàbe, finché in giro si diceva che lo erano sempre state sin dall’inizio e avevano usato i loro poteri per uccidere il marito e prendersi la sua roba. In caso di carestie, malattie o sciagure, esse erano le prime ad essere indicate come capro espiatorio; una vedova solitaria e già marginalizzata era perfetta per sfogare le tensioni sociali con insulti, isolamento, pregiudizi e talvolta (in casi estremi) persino il linciaggio, anche se erano casi molto rari. Dovendosi arrangiare da sole, spesso le Bàbe diventavano ottime conoscitrici di erbe medicinali che diventavano automaticamente rimedi “esoterici” per la comunità radicalmente cristianizzata dell’epoca. Sempre al limite tra l’essere bandite o tollerate, oltre ad essere temute per i loro poteri, le Bàbe erano spesso ricercate un po’ da tutti per curare quei malanno che le preghiere non riuscivano a guarire, oppure per ottenere fortuna, salute, erezioni, fertilità o il malocchio su nemici e avversari.







